Cibo: per gli Italiani sempre più bio e se possibile terapeutico. I dati del rapporto Coop 2017 evidenziano la crescita del Bio e del cibo salutistico

Gli italiani sempre più attenti al proprio benessere, anche a tavola, e sempre più aperti alle tendenze etniche e ai nuovi alimenti. Cambiano le abitudini alimentari degli italiani, a rivelarlo è il rapporto Coop 2017. Si evidenzia in particolare “la diffusione delle tendenze salutiste e l’attenzione all’ambiente, la consapevolezza del legame tra l’alimentazione e il rischio di patologie esiziali, la scoperta di sapori nuovi ed il riadattamento di materie prime antiche, l’ingresso delle tecnologie

nei processi di produzione e la “globalizzazione” delle culture alimentari”. Un nuovo paese a tavola dunque, nuove abitudini alimentari, nuovi atteggiamenti, nuove mode e nuovi “valori”. In termini di apporto calorico, i consumi attuali pro capite valgono poco meno di 3.600 chilo calorie giornaliere, il doppio del reale fabbisogno. L’attenzione è spostata su alcune sostane nutritive, diminuisce per esempio il consumo di grassi. Secondo le informazioni della FAO, mangiamo circa 150 grammi di grassi al giorno, il 2% in meno in confronto al 2010 ma pur sempre il 13% in più in confronto agli anni Ottanta. Più stabile il consumo di proteine, che hanno parimenti ceduto terreno seppur in misura meno pronunciata: il progressivo allontanamento dalla carne è stato infatti compensato da un maggiore ricorso a tavola dei legumi, anch’essi ricchi di proteine.

Il cambiamento più radicale si evidenzia nella riduzione sensibile del consumo di carne (- 30% rispetto agli anni ottanta), sia per ragioni etiche sia per ragioni salutistiche. Diventa sempre più importante e centrale nel pasto degli italiani il consumo di frutta e verdura. Anche nella modalità e nei tempi del consumo, la frutta per esempio non è più la chiusura del pasto ma diventa lo spuntino pomeridiano o di metà mattinata e compare sempre più spesso fra gli alimenti della prima colazione. Scendono anche il consumo di pane e di pasta, e il consumo delle bevande alcoliche. L’esame dei micro dati evidenzia uno spostamento dei consumi verso varianti più salutari dei prodotti della tradizione. Consumiamo meno latte fresco in favore di quello ad alta digeribilità, siamo attenti nella scelta delle uova preferendo a quelle di animali allevati in batteria quelle provenienti da animali allevati a terra. Il fenomeno è più evidente soprattutto nella prima colazione dove latte, biscotti e merendine perdono posizioni a favore di bevande vegetali, yogurt magro e greco, fette biscottate e biscotti “salutistici”. Cresce notevolmente l’attenzione per il biologico, verso il quale gli italiani evidenziano una vera passione: “con una incidenza pari al 40% dei consumatori, siamo i primi in Europa per preferenza di acquisto”. Cresce il consumo di prodotti integrali, di alimenti con Omega 3, e di fibre. Il cibo diviene infine terapia e il contenuto “salutistico” degli alimenti diviene sempre più centrale.

“IL CIBO FINISCE PER DIVENTARE UNO STRUMENTO DI PREVENZIONE E DI CURA. GLI ITALIANI SI FIDANO SOPRATTUTTO DI MEDICI E NATUROPATI, CHE OGGI ORIENTANO LE DECISIONI DI ACQUISTO PIÙ DELLA PUBBLICITÀ: CRESCE IL CONSUMO DEI “CIBI TERAPEUTICI”, GUIDATI DAI SUPERFOOD E DAGLI INGREDIENTI TIPICI DELLA DIETA SIRT”.

Più di un italiano su due orienta la scelta di un alimento sulla base del suo contenuto “salutistico”. Il fenomeno è ancora più evidente fra i giovani, secondo una ricerca dell’Università di Siena “8 su 10 vorrebbero seguire un regime alimentare più sano, nonostante il 64% degli intervistati ritenga già di seguire una dieta salutare”. Cresce il consumo dei “superfood” tipici della dieta sirt (ricca di sirtuine, regolatori metabolici che controllano la capacità di bruciare i grassi e restare in buona salute). “Che si tratti di bacche, cereali, radici o alghe provenienti da diverse parti del mondo, i supercibi sono entrati stabilmente nella quotidianità”. Il rapporto evidenzia come “per la metà degli italiani i superfood hanno proprietà mediche o paramediche e sono utili per prevenire diverse malattie”. Per alcuni l’utilizzo di superfood è addirittura considerato una “medicina alternativa”. Quelli ritenuti più salutari e gustosi sono la polvere di maca (il 100% ritiene che abbia proprietà salutistiche), i semi di chia (75%), le bacche di acai (69%) e di goji (68%). I dati Coop evidenziano come “Avocado, zenzero e quinoa, i supercibi più tradizionali, hanno totalizzato rispettivamente 8, 24 e 32 milioni di euro di vendite nell’ultimo anno”. Secondo una indagine Nielsen, l’Italia è il primo Paese in Europa per il consumo di bacche di goji (16% de – gli intervistati contro il 6% in Germania, Gran Bretagna e Spagna). Per il 68% degli italiani le bacche di goji possa essere utilizzata a scopo curativo (multivitaminico naturale, sostegno al sistema immunitario, regolazione della glicemia). Stessa cosa vale per la curcuma,entrata nella nostra alimentazione e utilizzata anche in estratto come integratore che è giudicata benefica dal 62% degli italiani. In calo invece Kamut e soia, sicuramente la soia risente delle campagne anti OGM e il kamut vede la concorrenza dei grani antichi locali e di altri cereali un tempo non presenti nelle nostre abitudini alimentari. Interessante quello che gli italiani pensano dell’informazione su dieta e alimenti: ”Ben il 77% degli italiani ritiene fondamentale l’informazione e solo il 40% dichiara di avere tutte le conoscenze per operare scelte consapevoli”.

L’italiano medio è poi sempre più consapevole del rischio della manipolazione delle informazioni da parte di lobby economiche. Secondo un’analisi di Coldiretti, il 66% degli italiani si dice preoccupato dalle fake news o “bufale” che riguardano gli alimenti, e ritiene alcune campagne denigratorie a carico di alimenti il risultato di campagne manipolatorie finanziate dalle lobby industriali per orientare i consumi. L’italiano medio risolve questa sua diffidenza riguardo all’informazione affidandosi ai consigli del medico confermando quell’orientamento che riconosce “il ruolo terapeutico dell’alimentazione vista come una vera e propria cura”.

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