Sicurezza alimentare: cos’è il RASFF uno strumento fondamentale dell’Unione Europea

Il RASFF, Rapid Alert System for Food and Feed (Sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi) è stato istituito per fornire un efficace strumento di scambio delle informazioni circa le misure adottate in risposta all’individuazione di un rischio connesso con alimenti o mangimi a tutte le autorità preposte al controllo degli stessi nei diversi Paesi. Questo scambio di informazioni aiuta gli Stati membri ad agire più rapidamente e in maniera coordinata in caso di minacce per la salute causate da questo genere di prodotti. Giuridicamente il sistema si fonda sul regolamento CE/178/2002, il quale stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e fissa procedure nel campo della sicurezza dei prodotti alimentari. Agli artt. 50, 51 e 52, in particolare, sono definiti campo d’applicazione, finalità e procedure del RASFF. Recentemente la normativa in materia è stata aggiornata dal regolamento (Ue) n. 16/2011 della Commissione del 10 gennaio 2011, recante disposizioni di applicazione relative al
sistema di allarme rapido per gli alimenti ed i mangimi, entrato in vigore il 31 gennaio 2011.
COME FUNZIONA
L’efficacia del RASFF è garantita dalla semplicità della sua struttura: esso consiste essenzialmente in “punti di contatto” chiaramente identificati nella Commissione europea, nell’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare), nell’ESA (Autorità di vigilanza dell’European Free Trade Association) e, a livello nazionale, nelle autorità individuate dai singoli Paesi membri (i 27 Stati membri dell’UE ed i 4 dell’EFTA: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia,
Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ungheria). Tutti i soggetti coinvolti si scambiano informazioni in modo chiaro e strutturato attraverso la compilazione di modelli che assicurano l’omogeneità delle
segnalazioni. Il Ministero della Salute, e per la precisione la sua Direzione Generale degli Organi Collegiali per la Tutela della Salute, è il punto di contatto italiano per il sistema di allerta comunitario.

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